Sogno
un Festival di Sanremo con Mia Martini che canta La Nevicata del ’56 e mi devo accontentare di Grignani che, raso al
suolo il guardrail in stato di ebbrezza (i tempi dell’aiuola sono svaniti
assieme alla giovinezza), si ritrova a presentare una canzone dedicata ai mille
sogni infranti, tagliamoci le vene per lungo che sarà sicuramente tutto più
bello e romantico. Ok, ma non importa, perché #SanremoSonoIo ma lo sono un po’
tutti e a tutti s’ha da lasciare spazio, vista la democratica bellezza della
musica. Certo è che a prescindere da Biggio e Mandelli con la loro canzoncina
alla Cochi e Renato su quanto la vita sia un inferno e quella sull’apotropatica
identità della coscienza iconoclasta (eh vabè ora voglio vedere se voi sapete
cosa #Kutso sia la coscienza iconoclasta) intonata dal tono fumacchioso e
appicicaticcio di Platinette e Grazia Di Michele, a me questo #Sanremo2015 è piaciuto nonostante l’incedere moralisticamente vintage.
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giovedì 19 febbraio 2015
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