Questa notte non ho chiuso occhio convinta che Carlo Cracco sia destinato ad essere l’uomo della mia vita. Perché quando un cuoco rude chiede ad una donna che sogna di stare in cucina con lui cosa sogni di fare in quel luogo fatato, allora o c’è qualcosa che non va o lui è proprio l’uomo della tua vita.
Immaginate, tra i gattini miagolanti stampati sulle graziose porcellane appese
alle mura rosa pastello: frustini per montare la panna, per sbattere le uova,
mattarelli (non Mattarella, perché senno sai l’ansia di tutti i monologhi di
inizio giornata e la burocrazia da compilare per mettere il lievito nelle
focaccine di Carnevale), spaghi per il bondage del cappone, pentole piene
d’acqua bollente fino all’orlo e tavole cosparse di farina di fecola. La
farina.





